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Politica

Barotti: "Mi aspettavo una risposta dall'assessore Monni ed invece silenzio"

martedì, 12 gennaio 2021, 13:07

Il consigliere civico Barotti torna sul tema erosione stante il silenzio dell'assessore Monia Monni e scrive: "Il tema dell'erosione ha messo in evidenza le divisioni, quando servirebbe unità (possibile che un Sindaco non sia stato invitato ad un sopralluogo? Sarebbe utile chiarire questo aspetto), la scarsa logicità, dovuta forse all'ansia di dire subito qualcosa (sembra non esserci più spazio per un pensiero più ampio), del messaggio lanciato dalla politica; per essere più chiaro che senso ha annunciare la creazione di una task force e contestualmente informare che verranno impiegate le sabbie del porto di Viareggio e il pietrisco di cava per il ripascimento?

Il civico pone dubbi sul tavolo di studio: "Credo che i cittadini si domanderanno se il compito della squadra che si formerà avrà la funzione di "timbrare" decisioni prese in altre sedi o se, invece, potrà muoversi in autonomia". Barotti attacca la politica ed i silenzi: "Ed ancora, l'altro profilo che si delinea, ancora una volta, è l'incapacità della politica locale, senza distinzione di ruolo o livello, di essere protagonista di un vero cambiamento preferendo, almeno così sembra, delegare alla Regione, in toto, il nostro "salvataggio". Ho sempre sostenuto che siano le idee, il confronto il motore per crescere e debbo rilevare che, con rammarico, vi è una maggior capacità interlocutoria in ambiti nazionali ed europei rispetto al livello regionale; me ne dispiace forse pensavo che un "governo" più vicino al territorio avesse un orecchio meno distante o forse, più semplicemente, da imprenditore sono abituato ad altri ritmi".

Il Consigliere di Arcipelago Massa pone a confronto, sul piano tecnico e politico, due visioni: "Penso, da contribuente, sia corretto chiedere conto, visto che non esiste una Zecca della Toscana, della scelta, anticipata sulla stampa, dall'Assessore Monni per ridare respiro al nostro litorale; credo sia serio farlo esponendo alcune considerazioni politiche e tecniche sull'alternativa offerta con l'ecodragaggio rispetto ad un "esperimento" già visto. In primo luogo il sedimento antistante il porto di Viareggio, come il pietrisco di cava, non è autoctono arriva dal Serchio ed è, ormai, a fine ciclo; non si tratta della sabbia che molte generazioni di Apuani, turisti hanno calpestato! Si tratta di sedimenti, per il 60% circa, a bassissima granulometria (limi e fanghi) che si disperderanno, non resisteranno all'erosione, finiranno oltre la linea batimetrica, creeranno, comunque, opalescenza peggiorando la limpidezza delle nostre acque. Ed ancora, la bassa granulometria (sotto i 50 micron) non consente, se si procedesse ad un trasferimento tal quale, di escludere che quel materiale possa ospitare, ad esempio, l'alga tossica che ha una granulometria tra i 25/55 micron quindi un trattamento, per garantire la salubrità del "prodotto", sarà indispensabile. Il Porto di Viareggio, con la quota recuperabile (considerando una curva granulometrica adatta al litorale Apuano e del Forte), può essere considerato ma deve essere messo sul tavolo anche il costo di trasporto dovuto alla distanza, circa dieci miglia, dal punto di intervento. Il Porto di Marina di Carrara, dista solo 4 miglia, da una stima approssimativa, con l'ecodragaggio, sarebbe in grado di fornire sabbia autoctona (giunta dal fiume Magra), di qualità superiore, sia per consistenza sia perché comunque privata di eventuali fanghi ed altre indesiderate componenti, per ben 1.300.000 mc dalle sole vie di accesso (lascio intuire quanto si otterrebbe ampliando il raggio lungo il profilo di costa oltre la linea batimetrica) e non i pochi 100.000 mc di Viareggio. In merito alla quota di materiale residuo che dovrebbe pervenire dalle cave, oltre ad essere naturalmente estranea all'ambiente in cui verrà collocata, oltre a produrre un impatto ambientale (estrazione dal monte, lavorazione, trasporto, movimentazione su gomma), genera, con il moto ondoso sabbia, limi e marmettola con buona pace della limpidezza e della salinità (basta qualche nozione di chimica per capire l'effetto del carbonato di calcio); quel "prodotto" è ottimo per l'edilizia, per i fondi stradali ma non è l'ideale, a detta di esperti, per creare un lido di qualità. Se queste sono ragioni tecniche ve ne sono altre di carattere strategico politico; l'Unione Europea ha messo sul piatto risorse per rendere eco compatibile l'economia degli Stati membri (per l'Italia 70 miliardi che a caduta arriveranno, sulla base di progetti, alle Regioni) quindi dovremo essere capaci di elaborare un piano ecoportuale (studi, linee guida per trasformare gli scali in un elemento sinergico per contrastare fenomeni erosivi aggravati dal cambiamento climatico esistono già) per trasformare il porto di Marina di Carrara in una risorsa ambientale; diminuiremo i costi di manutenzione dello scalo, miglioreremo l'attrattività anche turistica delle nostre banchine, avremo la nostra sabbia, calpesteremo una spiaggia non polverosa, non vedremo acque opalescenti, giungeremmo, con una buona programmazione, all'ambita progradazione della costa con beneficio non solo nostro ma anche degli altri Comuni vicini (Montignoso, Forte dei Marmi etc)".

Per Barotti deve aprirsi una fase nuova: "Credo che il tempo imponga nuovi percorsi, nuove strade al passo con la tecnologia e con le politiche di sviluppo, di sostenibilità su cui investe e spinge ad investire l'Europa, la nostra casa comune!".


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