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Scritto da Redazione
Politica
18 Giugno 2024

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 Parte con la citazione testuale delle leggi che, attualmente, regolano il settore dell’escavazione di materiali, il consigliere dell’opposizione Massimiliano Bernardi nella sua disanima critica dell’operato del sindaco Serena Arrighi in merito al  marmo: “ L'art. 38. co. 5 della LR 35/2015(1) dispone che il concessionario deve dimostrare l'avvenuto impegno alla lavorazione  del 50 per cento dei materiali da taglio individuando un sistema di tracciabilità di tali lavorazioni che garantisca anche l'esecuzione delle medesime lavorazioni.  L'art. 8 del Disciplinare dell'art. 21 conferma tale competenza stabilendo che è compito del concessionario trasmettere al comune ogni due anni tutta la documentazione comprovante il corretto e tempestivo adempimento anche di tale impegno  . L'art. 39 della LR 35/2015(2) affida al comune il compito di stabilire i criteri e le modalità per valutare il rispetto di tale impegno. In base a questo regolamento, il comune va oltre le disposizioni della legge regionale perché si sostituisce al concessionario, stabilendo quali dovranno essere le caratteristiche del sistema di tracciabilità, in evidente contrasto con la legge regionale che affida al concessionario il compito di individuare il sistema di tracciabilità con il quale dimostrare di aver assolto all'impegno del 50 per cento e al comune il compito di valutare (che non è sinonimo di dimostrare) se tale sistema offre le garanzie richieste dalla legge regionale; e anche  perché integra il regolamento con la tracciabilità, anche qualitativa dei blocchi, semiblocchi e informi, in evidente contrasto con la legge regionale che riguarda soltanto la tracciabilità in peso dei blocchi, a prescindere quindi dalla loro forma e qualità; ancora  perché, con questo Regolamento, si annullano o si modificano o si disfano i sistemi di tracciabilità in peso già adottati dalle imprese e perfettamente in grado di garantire l'effettiva lavorazione del 50 per cento dei marmi estratti dagli agri marmiferi. A questo proposito aggiungo: spesso si sente dire che la legge regionale è di otto anni fa e quindi le imprese hanno avuto il tempo per attrezzarsi a soddisfare l'impegno alla trasformazione del 50 per cento; ammesso che sia così, allora mi dovete spiegare perché con questo Regolamento annullate, modificate o disfate i sistemi di tracciabilità con i quali le imprese si sono già attrezzate per rispondere alle finalità della legge regionale”. Per Bernardi, quindi, ci sarebbero motivi più che sufficienti per non approvare il regolamento, ma il consigliere aggiunge: “Tuttavia vale la pena di fare ancora alcune riflessioni su questo regolamento che è orientato alla lavorazione del 50 per cento "a tutti i costi". Infatti, in termini generali: vi siete chiesti se, per perseguire questo obiettivo, si potranno generare gravi danni alle imprese della filiera e cioè alle stesse imprese che invece dovrebbero essere mantenute e consolidate proprio per rendere possibili tali lavorazioni e incrementare il sostegno alla popolazione? Siete sicuri che tra due anni le imprese delle cave saranno riuscite a trasformare il 50 per cento oppure dovremo assistere alla decadenza delle concessioni? E se sarà così, cosa farà questo consiglio : saluterà l'avvento anticipato delle gare rassicurando i lavoratori con lo specchietto della clausola sociale o si rifugerà dietro il fatidico: "abbiamo applicato la legge"? A chi racconta che la legge regionale è del 2015 e quindi le imprese hanno avuto  otto anni di tempo per attrezzarsi a soddisfare l'impegno alla trasformazione del 50 per cento, è opportuno ricordare che il relativo Regolamento è del 2020 e il disciplinare è del 2021; quindi si può ben dire, diversamente da quanto si racconta da più parti, che le imprese hanno avuto non otto, ma solo due anni per prepararsi ad assolvere a tale normativa, ammesso poi che due anni possano considerarsi un tempo utile per strutturare, adeguare, creare un sistema aziendale in grado di ottenere quanto richiesto dalla norma.

E ancora aggiungo citando l’articolo 2, lettera d) del Regolamento, che stabilisce che gli operatori economici ai quali affidare la lavorazione del 50 per cento dei blocchi estratti dovranno disporre delle tecnologie, delle risorse e delle maestranze adeguate. Il che sarebbe del tutto comprensibile, almeno sul piano commerciale, se esistesse e fosse nota la rete di operatori disponibili e affidabili ai quali rivolgersi per svolgere tali lavorazioni. Ciò nonostante per l'A.C. resta il compito del concessionario di trasformare il 50 per cento a prescindere dalla capacità della filiera di raggiungere tale risultato malgrado fosse nota fin dal 2020 alla stessa A.C. la necessità di accertare lo stato della filiera che l'A.C. non ha eseguito perché La ricostruzione completa della filiera lapidea in termini quantitativi richiederebbe una lunga e complessa operazione di ricognizione sul territorio(PABE 15, Elaborato A.1.1, punto 5, pag. e). Va citato anche l’articolo 3, co. 5 del Regolamento che stabilisce un biennio per raggiungere il 50per cento, senza tenere presente le dinamiche commerciali e il rischio di default generato da lavorazioni effettuate senza commessa. Infatti è del tutto possibile che i materiali di cava disponibili non incontrino una corrispondente domanda del mercato, cosicchè le lavorazioni effettuate al di fuori di tale domanda rischiano di restare a magazzino, ammesso che questo sia disponibile, e senza remunerazione per un periodo indeterminato. Tuttavia il 50 per cento è stato soddisfatto, ma l'impresa risulterà gravata soltanto da costi; se riuscirà a sopportarli bene, in caso contrario si predispone al default economico.

 Articolo 3 co. 6 prolunga di 6 mesi le lavorazioni riconducibili alle percentuali di lavorazione da raggiungere nel biennio di riferimento, restando del tutto irrilevante, ad esempio, che i marmi da lavorare e/o le relative qualità sono soggette alle domande di mercato che possono concretizzarsi in un arco di tempo superiore al biennio, con la conseguenza che le lavorazioni effettuate senza commessa rischiano di generare un ampio magazzino di prodotti invenduti, con il vantaggio di aver rispettato la norma a prescindere però dagli effetti negativi conseguenti al rispetto di tale norma.

 Articoloart. 6 disciplina la tracciabilità pesa-opifici sulla base di un solo elemento discriminante: dimostrare che il 50 per cento in peso dei marmi estratti dagli agri marmiferi venga lavorato nella filiera locale, restando del tutto irrilevante, per esempio: che il 50 per cento possa essere ottenuto utilizzando soltanto i marmi lavorabili, con la conseguenza che l'altro 50 per cento dei marmi sarà caratterizzato da uno stato di difettosità tale da limitarne, nel caso migliore, il relativo commercio; che la difettosità dei materiali sia tale da consentire di raggiungere il 50 per cento soltanto utilizzando una percentuale di marmi estratti dagli agri marmiferi superiore al 50 per cento, con la conseguenza di ridurre la percentuale dei marmi liberamente disponibili che a loro volta saranno inevitabilmente caratterizzati da un elevata difettosità o da una qualità residuale che in un caso e nell'altro possono dequalificarne la commerciabilità.

 Il Regolamento non prende in esame la possibilità che il 50 per cento dei materiali da taglio non sia lavorabile a causa della presenza di numerosi difetti sui singoli materiali o a causa della particolare giacitura di alcuni difetti, che sono concretamente accertabili soltanto presso l'opificio. Non c'è alcun interesse per questi aspetti. Per questo Regolamento le tonnellate relative al 50 per cento della produzione che passano alla pesa dovranno essere lavorate. In caso contrario il 50per cento non risulterà soddisfatto, con la conseguente, inaccettabile applicazione delle sanzioni previste dall'art. 8 del Disciplinare art. 21 ( decadenza o decurtazione del periodo di proroga della concessione)”. Bernardi ha invitato l’amministrazione Arrighi a integrate l'articolo 2, lettera c) del Regolamento includendo le riquadrature dei blocchi presso gli opifici tra le lavorazioni del 50% sia perché il personale necessario all'esecuzione di tali lavori è a buon titolo includibile tra la popolazione locale da sostenere e sia perché le riquadrature, che per definizione costituiscono comunque una lavorazione propedeutica alla segagione o finalizzata alla valorizzazione formale dei materiali da taglio, concorrendo al 50 per cento potrebbero ridurre il rischio di produrre lavorati che potrebbero restare invenduto.

L’art. 38, co. 5 - Il termine di scadenza dell'autorizzazione o della concessione.....può essere incrementato sino ad un massimo di complessivi venticinque anni, su domanda dell'interessato, e previa stipula di una convenzione con l'impegno alla lavorazione di almeno il 50 per cento del materiale da taglio nel sistema produttivo locale, da dimostrarsi mediante un sistema di tracciabilità del prodotto che dia garanzia effettiva L’aArt. 39, co.1 - Il regolamento dei comuni emanato ai sensi dell'articolo 64, comma 3, del r.d. 1443/1927, definisce in particolare: i criteri e le modalità per la valutazione del rispetto dell'impegno alla lavorazione di almeno il 50 per cento del materiale previsto dalla convenzione di cui all'articolo 38, commi 5 e 6.

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