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Rubriche : le mappe più belle

La ventesima mappa, Gragnana

sabato, 14 marzo 2015, 01:01

di Italia Nostra

Le Tavole di Veleia (elenco inciso su bronzo di fondi agricoli assegnati, e loro assegnatari, redatto sotto l’Imperatore Traiano) annotano un «Fundum Granianum» affidato a «Lucio Granio Proculo»: quel fondo, secondo attendibili deduzioni storiche, fu la matrice prima di Gragnana. Il canale in cui sorge il paese, il più ad ovest fra quelli confluenti nel Carrione, è sempre stato di grandissima importanza ai fini delle comunicazioni in quanto era ed è il solo varco abbastanza agevole, nel bacino a monte, verso la vicina Lunigiana e l’Oltreappennino.
I soli reperti preistorici affiorati nella valle del Carrione sono stati ritrovati nella zona della Gabellaccia, ossia nel versante gragnanino: essi, unitamente ad altri elementi naturali, lasciano supporre una presenza abbastanza organizzata dell’uomo preistorico nella zona. In un assetto economico-sociale in cui la pastorizia era la fonte principale di vita, i punti chiave ed obbligati, posti lungo gli itinerari della transumanza, assumevano importanza grandissima: Gragnana era uno di essi.
Quando, in epoche storiche più tarde, le mutate esigenze economico-sociali resero più frequenti le necessità di comunicazione, le comunità residenti in quei punti chiave di transito e sosta si organizzarono in modo da trarre il massimo vantaggio dalla posizione naturale occupata. Naturalmente ciò non fu sempre possibile poiché, nelle epoche più burrascose, una posizione strategica poteva tradursi più in danno che in vantaggio: è proprio ciò che accadde a Gragnana, il cui territorio durante la lunga lotta bizantino-longobarda, costituì un punto forte tra la zona occupata dai Longobardi e quella ancora in mano ai Bizantini.
Mutati i tempi e riattivati i traffici, però, la collocazione naturale tornò a produrre i suoi frutti. Nel 1078, anno a cui risale il suo primo ricordo storico, Gragnana era già un centro importante nella vita politico-sociale della zona giacché i suoi abitanti figuravano spesso come testimoni e garanti in atti stipulati fra il Vescovo di Luni ed i suoi contendenti. Esaminando attentamente i documenti raccolti nel Codice Pelavicino si nota proprio questo: che i Gragnanini non compaiono quasi mai in veste di contendenti ma, molto spesso, come testimoni o paceri in liti scoppiate fra gli abitanti d’oltre valle (Ortonovo, Nicola, Sarzana, etc.) e i valligiani Carraresi: il fatto lascia supporre che la comunità gragnanina fosse assai considerata e ciò anche in ragione della sua collocazione strategica.
Nel 1230 furono proprio «Quadraginta homines de Graniana» a porre in termini roventi il problema della «affrancatio rusticorum»: cioè della rivendicazione di autonomia totale dal Vescovo-Conte; a questa, poi, fu conseguente la nascita della Vicinanza organizzata secondo precise caratteristiche giuridiche ed il suo confluire spontaneo nel Comune.
Va notato che la Vicinanza di Gragnana, benché decentrata rispetto al cuore dei bacini marmiferi, legò subito la propria economia anche al marmo: pastorizia, coltura agricolo-collinare, attività varie connesse ad un discreto traffico furono comunque preminenti rispetto al marmo stesso. Nel 1490 quando i «Magistri Marmorum lapicidi et Artis quadrataria Totius Universitate Carrariæ» perfezionarono la loro Corporazione, Gragnana fu la sola, fra le Vicinanze non direttamente comprese nella zona marmifera, ad avere in essa i suoi affiliati: pochi, però, rispetto alle altre associate. Il paese continuava invece a trarre vantaggi e privilegi, e spesso anche qualche travaglio, dalla sua caratteristica di punto nodale: nel 1450, per questioni riguardanti il possesso di alcuni boschi, abitanti di Sarzana, Fosdinovo, Nicola ed Ameglia si scontrarono in sanguinosa lotta con Carraresi e Massesi proprio vicino a Gragnana, in località detta Segalara. Alla battaglia seguì una pace di cui i Gragnanini furono ancora una volta garanti e mediatori.
Con la fine del Medioevo la storia del paese entra un po’ in ombra. Tornò invece a vitalizzarsi quando Carrara passò sotto l’influenza Modenese e, per effetto di ciò, si ripropose la necessità di frequenti traffici con l’Oltreappennino. Particolarmente dopo il fallimento del tentativo che mirava a tracciare una via diretta tra Massa e Modena attraverso le Apuane e gli Appennini (la via Vandelli), la via per Gragnana s’impose come inevitabile. Nel 1831, quando Francesco IV visitò la nuova strada della Spolverina e sostò in paese, intuendone la funzione delicata, si volle dimostrare particolarmente magnanimo verso la comunità gragnanina: fra l’altro donò i fondi per il restauro della chiesa. Malgrado le attenzioni ducali i Gragnanini, nel Risorgimento, furono tra i più accesi seguaci di Mazzini; la memoria popolare ha tramandato notizia di esuli e perseguitati che, fuggendo dal nord, trovavano in Gragnana aiuto e rifugio: fra questi ci sarebbe stato Daniele Manin.



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