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Divorzio: i nuovi parametri per l’assegno di mantenimento spiegati dallo studio legale

martedì, 9 ottobre 2018, 15:07

Gli orientamenti in riferimento al riconoscimento ed alla quantificazione dell’assegno di mantenimento non sono mai stati ben chiari, ma a cambiare posizione e dare una (forse) definitiva soluzione alla vicenda ci pensa la Cassazione a Sezioni Unite, che, con sentenza numero 18287 dell’11 luglio del 2018 ha chiarito una volta per tutte quando sorge il diritto in questione ed i criteri per la quantificazione del medesimo.

La pronuncia in esame stravolge completamente l’orientamento della famosa “Sentenza Grilli” della Stessa Cassazione, con il quale era stato temporaneamente accantonato il criterio del tenore di vita per la quantificazione dell’assegno divorzile da riconoscersi al coniuge economicamente più debole. La sentenza Grilli aveva infatti abbandonato il tenore di vita in considerazione della circostanza che il divorzio faceva cessare civilmente gli effetti del matrimonio e non vi era ragione per parametrare la quantificazione di un assegno di questo tipo a quanto accaduto nel corso di un rapporto estinto di diritto.

La stessa pronuncia aveva anche messo a fuoco lo spartiacque fra l’avere o meno il diritto all’assegno di mantenimento, solcando un confine ben preciso e molto favorevole all’obbligato: si aveva diritto all’assegno divorzile solo nella circostanza in cui l’altro coniuge non fosse in grado di procurarsi sostanze idonee per il mantenimento e senza propria colpa, o, più precisamente “non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive”.

Abbiamo chiesto un parere sulla vicenda all’Avv. Tassitani – divorzista di Padova, il quale ha fatto luce sui criteri che ora vengono adottati per il riconoscimento dell’assegno. La Cassazione ritiene ora che il criterio per l’adozione dell’assegno debba tenere conto di vari, molteplici fattori. Ritorna a prendersi in primo luogo a tenersi conto del tenore di vita, abbandonato per pochi mesi ed ora ripreso dai giudici. Fra gli elementi di considerazione si deve anche tenere conto delle rispettive economiche dei due ex coniugi e sul contributo effettivo dato da ciascuno di essi alla vita matrimoniale. Altro aspetto che forse era passato inosservato nelle precedenti prese di posizione giurisprudenziali era quello correlato alle potenzialità professionali di ciascuno dei due coniugi al momento del divorzio.

Lo studio legale precisa tuttavia come la concreta attuazione di questi criteri, per quanto abbastanza chiari “sulla carta” sia poi assai difficile nel caso concreto: il soppesare e valutare ciascuno di essi per poi traspondere l’oggetto di tale considerazione in un canone mensile non è cosa affatto facile al giudice di merito e per questo dovremo aspettare le decisioni dei giudici di merito (Tribunali e Corti d’Appello).

Ci vorranno dunque diversi anni per avere una prassi giurisprudenziale che dia certezza ai divorziandi sugli eventuali esborsi economici mensili ai quali andranno incontro a titolo di assegno divorzile, ma, probabilmente, la concreta quantificazione all’atto pratico non sarà così distante da quella precedente all’orientamento della sentenza Grilli, che aveva stravolto in modo sostanziale la questione.

L’abbandono del criterio del tenore di vita aveva infatti creato non poco scompiglio nei tribunali, mentre ora sembra di potersi dire di essere ritornati all’orientamento previgente.

 

 

 

 


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