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Rubriche : lettere alla gazzetta

“Poveri pini”

mercoledì, 15 gennaio 2020, 17:26

di emanuela biso

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera pubblica di Emanuela Biso, vice-presidente Italia Nostra Apuo-Lunigianese L. Biso.

“Poveri pini e poveri tutti gli esseri viventi che non possono difendersi: i bambini, gli anziani, gli animali, le piante. I bambini, salvo casi drammatici, sono amati e coccolati; e poi c’è il telefono azzurro. I vecchi, nella società moderna, vengono spesso considerati un peso e non una risorsa come un tempo (rispettati per la loro saggezza): speriamo non si arrivi ad una legge per sopprimerli (“quante pensioni si risparmierebbero!”). Gli animali non possono difendersi da soli e spesso vengono maltrattati. Per fortuna, sempre più persone e associazioni se ne occupano. Ma gli alberi? Chi difende il diritto alla vita delle piante? Gli alberi ci danno ossigeno per respirare, ombra nelle giornate calde, rifugio per gli uccelli, ci consolano e ci rallegrano con la loro bellezza: il profumo di resina dei pini! Hanno solo virtù. Ma in questi ultimi tempi si sta verificando in tutto il mondo un massacro degli alberi (Amazzonia, Australia), ma anche in Italia: è iniziato in varie Regioni un taglio indiscriminato di alberi. Ci danno la vita e noi li uccidiamo, quindi uccio anche noi stessi. Specialmente i pini sono nel mirino: “sono pericolosi”, “rovinano le strade”, “bisogna abbatterli” perché, purtroppo, l’asfalto e il cemento è ciò che piace agli italiani, salvo poi, incoerentemente, gridare all’inquinamento e sfilare con Greta. I pini sono diventati i nemici numero uno del popolo. In tutta Italia si stanno abbattendo i pini come fossero birilli e si progetta di sostituirli con palme che non fanno parte della nostra storia boschiva (e poi, comunque, ci pensa il punteruolo rosso a ripristinare la verità) o con cespugli di piante più o meno esotiche. In Italia i pini sono sempre stati parte del paesaggio e da sempre piantati vicino al mare nelle zone paludose perché bonificano il terreno. L’ultima strage di pini è avvenuta a Fiumaretta, dove sono stati abbattuti nel periodo natalizio 81 pini che costituivano una bellissima barriera verde al canale lunense. Se alcune piante sono giunte alla fine del loro ciclo vitale, è giusto che vengano abbattute, ma solo dopo una attenta analisi di esperti indipendenti, non al servizio dei politici di turno. Per ogni albero abbattuto bisognerebbe piantarne due. E non alberi caducifoglie perché l’ossigeno è utile anche nei mesi invernali contro l’inquinamento atmosferico. C’è una vecchia credenza secondo cui abbattere un albero porta male: sono solo superstizioni, ma, di sicuro, distruggere la natura è male e la natura in qualche modo si vendica. Soprattutto, distruggere la natura è distruggere noi stessi, perché noi facciamo parte della natura. C’è bisogno di un radicale cambiamento culturale: l’ecologia “superficiale” va sostituita con un’ecologia “profonda”, in cui venga superato il concetto, restrittivo e errato, di “ambiente dell’uomo”, cioè un ambiente concepito quale palcoscenico delle azioni umane. Va superato questo concetto antropocentrico di “ambiente”, sostituito con quello di “ecosistema”, cioè del complesso degli esseri viventi”.


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