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Rubriche : editoriale di un artigiano

“Dei remi facemmo ali al folle volo..."

giovedì, 26 marzo 2020, 13:06

di emanuela bondielli

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa testimonianza inviataci da Confartigianato che ha dato vita, in occasione di questa emergenza sanitaria, a una rubrica nella quale i propri iscritti raccontano le proprie esperienze: 

Era il 5 ottobre del 1985. Era autunno, novembre, mese nefasto per i commercianti, era vicino, ma loro erano certe che il lavoro non sarebbe mancato (in fondo gli anni 80 erano gli anni 80!), e così, mia cugina Venezia e mia madre Vittoria decisero di mettere la chiave nella porta che si apriva in un piccolo fondo commerciale, in Via Roma, a Capanne di Montignoso. Il nome? “Parrucchiera VeVi”, acronimo delle due titolari (Venezia e Vittoria). Gli anni passarono tra scelte, gioie, dolori e decisioni. Nel 1985 io era già nata, sono Emanuela e sono l’attuale titolare di quell’attività di famiglia. Nel 2013, quando Venezia, la donna che mi ha insegnato l’amore e la dedizione per questo mestiere, è venuta a mancare, le decisioni da prendere sono state molte e non facili.

La paura di sbagliare mi stava alle calcagna e non mi mollava mai, ma ogni mattina, dopo quel Novembre 2013, ho continuato a mettere la chiave nella porta, che si apriva su quel piccolo negozio di paese, così come avevano fatto le VeVi nel 1985. I mesi passarono, e mia cugina Sara, figlia di Venezia, decise di venire a lavorare con me; mia madre che negli anni 90 aveva lasciato l’attività per motivi di salute, decise di rientrare nel team per aiutarci, insieme la  Chiara, la nostra estetista. E così, non ero più sola! Il posto era sempre quello, ma non era più sufficiente per noi… eravamo tante. Eravamo un team, non ero più sola! Quindi, decisi di proporre al mio staff di fare un passo avanti per allargare i nostri orizzonti, di guardare oltre la siepe.  Acconsentendo, grazie all’aiuto di mio padre, al quale non smetterò mai di dire grazie, abbiamo cercato e trovato un nuovo salone, più adatto alle nostre esigenze. Ma pur soddisfacendo le nostre necessità, non abbiamo mai dimenticato le nostre clienti, alle quali dobbiamo tutto fin da quel lontano 1985. Nulla ci faceva paura. Finalmente arrivò il fatidico giorno: 28 Dicembre 2016, l’apertura di una nuova porta. Ma stavolta era una porta diversa. C’era dietro la luce della speranza, un progetto nuovo. Tutto era pieno di noi e di lei, Venezia, che mi aveva donato tutto l’amore per il mio lavoro. Il tempo trascorre tra alti e bassi. Il lavoro va bene, lo staff si fortifica e gli anni passano. 2017, 2018, 2019. Le tasse, l’IVA, i contributi. Tutto in un vortice di ordinaria follia. Certo non sono più gli anni ’80! È complicato gestire un’attività per una donna trentenne, circondata dall’amore di tutti, ma sola al momento dei conti. Il tempo passa inesorabile e veloce, qualcosa cambia..si sente nell’aria. I testa-testa con il commercialista e il responsabile per la sicurezza. Ogni momento, in ogni movimento, c’è sempre qualcosa da pagare. E vai avanti, tra tagli e bollette, colori e IVA, cerette e tasse, giorno dopo giorno, mese dopo mese, come una ruota che scandisce il tempo. “…e volta nostra poppa nel mattino, dei remi facemmo ali al folle volo”. (XXVI INFERNO, DANTE).

Arriva il 2020.  Una sera, guardando il notiziario apprendo la notizia di un virus sconosciuto.

Allibita, apprendo che fortunatamente è confinato in Cina, lontano dal mio mondo. Ma come la ruota che gira velocemente, questa catastrofe arriva nel nostro paese, con un primo caso in Italia di COVID-19. Ma stavolta, la testardaggine si fa da parte, facendo subentrare il timore di prendere delle decisioni errate. Disposizioni, normative igienico-sanitarie in quei giorni prendono posto alle pieghe, tagli e cerette. “E come è possibile mantenere la distanza di un metro tra me e le clienti?”. E arriva il giorno in cui il cartello alla porta con gli orari di apertura, viene sostituito da uno con frasi molto sofferenti, per chi porta avanti un’attività: “SI AVVISA LA CLIENTELA CHE QUESTO ESERCIZIO CHIUDERA’ DA OGGI FINO A NUOVE DISPOSIZIONI GOVERNTIVE”. E spente le luci del mio amato salone, dando l’ultima occhiata prima di uscire, ho chiuso la porta che per anni ho tanto amato. Porta che non era mai stata chiusa sin dal 1985. Ma se oggi, in quest’ora, in questo tempo presente ci fermiamo per riflettere sulle scelte fatte necessarie per rallentare e fermare il contagio, e questo fa si che la mia e la vostra porta rimangano chiuse ancora per un po' di tempo, sono disposta a credere che non resteremo soli. Ora, oggi, è il momento della razionalità, una delle poche armi che abbiamo a disposizione per combattere questo orrore in questo momento storico.

Un giorno ne verrà scritto nei libri e noi potremo raccontarlo, essendo noi stessi la memoria di questi giorni.

 

 

 

 


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