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Rubriche : Adolescenti al tempo del coronavirus

Voci, pensieri, riflessioni dei teenagers carraresi sui cambiamenti causati dall’epidemia di Covid 19

domenica, 5 aprile 2020, 09:52

di vinicia tesconi

Sono quelli rimasti in silenzio: compressi tra la polemica per la mezz’ora d’aria da concedere a bambini e le mille scuse - il cane, il bambino, il jogging, la spesa - inventate dagli adulti per sfuggire a quell’hashtag “iorestoincasa” vantato solo nelle foto dei profili social.

Dei (bi)sogni degli adolescenti nessuno ha sentito la necessità di occuparsi, a parte aver loro sistemato la piattaforma Teems per avviare la versione smart della scuola ai tempi del coronavirus. E loro sono rimasti, sostanzialmente, insolitamente, zitti. Forse spaventati dal virus, dai cambiamenti radicali delle loro abitudini, dalle paure più o meno palesi e dalla confusione fin troppo palese degli adulti. Abbastanza grandi per non fare capricci e non abbastanza grandi per prendere iniziative di insensata ribellione. Eppure proprio la ribellione e la voglia di sentirsi per la prima volta liberi e indipendenti sarebbero i tratti distintivi della loro età. Ma quel che tutti stiamo vivendo ha spinto la maggior parte di loro a restare in silenzio. E questo non è mai un buon segno. E così l’idea di Giovanna Bernardini, ex assessore alla cultura del comune di Carrara e docente di storia e filosofia al liceo scientifico Marconi di Carrara, di chiedere ai suoi alunni di provare a scrivere la propria esperienza personale ha aperto un piccolo canale di sfogo che rivela quanto di importante quel silenzio nasconda.

Sono voci basse, non urlate, non polemiche che la Gazzetta di Massa Carrara ha deciso di amplificare. Un nuovo punto di vista sul cambiamento della società causato dalla pandemia. La voce dei ragazzi che, domani, ricostruiranno il mondo.

 

“…non desidero altro che andare a vedere il mare…”

Di Tizziana Vulpe classe III C Liceo Scientifico Marconi

 

Oggi è un mese che non andiamo a scuola. Allo stesso tempo mi sembra che sia passato pochissimo e tantissimo tempo. Non lo so, è una sensazione strana un po' come tutta la situazione che stiamo vivendo. Ci sono stati dei giorni in cui le preoccupazioni della situazione attuale e di quello che sarà mi hanno travolta e mi hanno portato ad essere triste, ma per la maggior parte del tempo ho cercato di essere positiva. Penso che alla fine siamo fortunati, fortunati perché non ci troviamo in una delle zone più colpite, fortunati perché non abbiamo perso nessuna persona cara per colpa di questo terribile nemico invisibile, fortunati perché possiamo aiutare coloro che stanno lottando restando comodamente a casa nostra, ma dobbiamo saper sfruttare questa fortuna. E possiamo farlo accrescendo la nostra cultura, leggendo libri, ascoltando musica, guardando film e documentari, dipingendo, migliorando noi stessi. Alla fine siamo chiusi in casa e abbiamo a nostra disposizione un'infinità di strumenti tecnologici che ci possono aiutare in questa impresa, quindi perché non farlo? Sono certa che non tutti la pensino come me, però a me piace vederla così. Questa reclusione mi ha dato anche la possibilità di riflettere sull'importanza che si dà alle cose: attività che prima ritenevo banali adesso mi mancano terribilmente. Spero che alla fine apprezzeremo di più quello che abbiamo e non daremo per scontato nulla. Un esempio che mi viene in mente è il mare, in questo momento non desidero altro che andare a vedere il mare e a sentire il suo rumore. Mi sono anche resa conto che i social nonostante ci aiutino a colmare le distanze, non sostituiscono le persone e la loro presenza fisica. Mi auguro che il percorso introspettivo e di crescita personale intrapreso in questo periodo continui alla fine delle quarantena.


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