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Rubriche : lettere alla gazzetta

“Finalmente la terza via… ma per il “fontanon” di Canevara”

mercoledì, 24 giugno 2020, 14:17

di maurizio de lucia

Riceviamo e pubblichiamo questa riflessione di Maurizio De Lucia, segretario dell'associazione “Alberto Benetti”, circa la validità delle opere in oggetto di cui si ipotizza la realizzazione sulla Via Bassa Tambura.

"Alcuni forse ricorderanno che sul finire degli anni ’90, con la fine del bipolarismo mondiale e della guerra fredda, il dibattito politico nelle socialdemocrazie era ancora molto acceso circa la ricerca di una “terza via” alternativa al comunismo ed al capitalismo.

Secondo quanto pubblicato dai giornali nei giorni scorsi, si apprende invece che, ai primi di luglio e dopo tredici anni di attesa, finalmente dovrebbero essere avviati i lavori per la realizzazione di una “terza corsia” sulla provinciale Bassa Tambura nell’intento di migliorare la fruibilità delle acque che sgorgano dalle cannelle del “fontanon” di Canevara. Per la “terza via” bisognerà attendere ancora !

Ci sfuggono i dettagli tecnici del progetto (ivi compresa la Valutazione di Impatto Ambientale) così come il grado di coinvolgimento dei cittadini di Canevara e dei paesini montani della valle del Frigido (e non solo) nel definire l’iniziativa, le possibili opzioni e le priorità.

Apprendiamo invece che con la realizzazione di una terza corsia, lato (sul) fiume, prospiciente il “fontanon” si pretenderebbe liberare la corsia, lato monte, in modo da facilitare il parcheggio dei veicoli dei cittadini intenzionati ad attingere acqua dalla fonte sorgiva. L’intento sarebbe di ridurre gli attuali rischi, pericoli ed incidenti apparentemente causati da “interminabili” file di auto in sosta per attingere acqua.

Chi ci vive o la frequenta sa che la Via Bassa Tambura presenta notevoli criticità dal punto di vista della sicurezza stradale: ripetersi di frane e smottamenti, cadute di massi ed alberi, strettoie, invasione di piante e rami ai lati e sovrastanti minacciosi la carreggiata, intenso traffico di camion, strada in molti punti sconnessa, scarsa o assente manutenzione, ecc. Ecco, se di rischi per incidenti stradali si deve parlare, questi sarebbero da attribuire più al degrado ed allo stato della strada che alla sosta occasionale di veicoli presso il “fontanon” per attingere acqua. Certo, costretti a rallentare a molti camion danno fastidio quei quattro veicoli parcheggiati per attingere acqua dalla fonte. Ma come negare che ai cittadini da molto fastidio dover percorrere strade pericolose permanentemente sconnesse a causa anche del traffico pesante e, per di più, dover pagare con le tasse la manutenzione o il rifacimento del manto stradale.

Effettuare investimenti di una qualche consistenza con denaro pubblico ha senso se i benefici che si ottengono sono diretti ad estendere o migliorare i servizi offerti alla popolazione, anche in termini di riqualificazione del territorio. Le competenze purtroppo però spesso si sovrappongono: Regione, Provincia, Comune, Parco e forse altri ancora. Con chi interloquire, a chi suggerire e chiedere ascolto ?  

Viste le frequenti riduzioni e/o interruzioni del flusso idrico presso il “fontanon” di Canevara per ragioni apparentemente riconducibili a contaminazione o inquinamento, ci sarebbe allora da chiedersi se e fino a che punto si giustifichi un investimento per un’opera dall’indubbio impatto ambientale (costruire una terza corsia praticamente nell’alveo del Frigido) che richiederà significative e permanenti manutenzioni, allorché potrebbe non essere garantita la continuità del flusso idrico della fonte né per quantità, né per qualità.

Quanto alle acque delle Apuane ci sarebbe poi ancora molto da dire. Per esempio, come preservarle dall’eccessiva antropizzazione di questo territorio e dalle minacce rappresentate dallo sfruttamento esasperato del bacino marmifero che ne compromette la qualità e la disponibilità presente e futura. Sulle Apuane, lungo le strade ed i sentieri ci sono ancora mille sorgenti e fontane ma molte di queste sono chiuse o dismesse: perché non pensare di destinare fondi per riabilitarle e riaprirle ? Anche queste sono ricchezza e patrimonio del territorio da valorizzare. 

Alle porte di Massa, Canevara è un piccolo borgo sul Frigido frequentato da molti cittadini della vallata anche perché ancora dotato di alcuni servizi essenziali utili alla collettività: farmacia, poste, scuola materna, CAI, Soccorso Alpino e Soccorso Cave, sala comunale per prove e registrazioni musicali, panificio, gastronomia, parrucchiera, mulino restaurato e mai entrato in funzione, ecc.. La Via Bassa Tambura l’attraversa ma i veicoli parcheggiati lungo la strada centrale spesso ne rendono difficoltose la circolazione, la manovra e la sosta. A tutti appare evidente la necessità e l’urgenza di spazi per il parcheggio, soprattutto se si vuole favorire la sopravvivenza e la vivibilità in questi borghi. Venendo da Massa e percorrendo la Via Bassa Tambura, all’ingresso del paesino sul lato sinistro c’è un’edificazione semiabbandonata (forse una ex-segheria) ed uno spazio amplio recintato tra la strada ed il fiume. Probabilmente una proprietà privata o una concessione, in toto o parzialmente ubicata forse su terreno demaniale (demanio idrico) visto che è sulle sponde del Frigido. Prescindendo da eventuali difficoltà tecniche, urbanistiche, economiche e/o di diritto proprietario, questo apparirebbe lo spazio più idoneo per spostare il “fontanon”. Si otterrebbero due risultati di pubblica utilità con un unico investimento. Da un lato, realizzare un ampio parcheggio utile a tutta la collettività locale, dall’altro canalizzare l’acqua e realizzare una fontana anche di pregio artistico all’ingresso di Canevara per consentire alla cittadinanza di attingere l’acqua sorgiva senza pericoli o intralci per la circolazione. Volendo, quell’edificio ormai in disuso all’inizio del paese, una volta riabilitato, potrebbe eventualmente ospitare altri servizi o attività utili alle comunità della vallata.

Vale la pena ricordare che sulla Via Tambura, anche oltre Canevara, ci sono altri edifici dismessi sul bordo del Frigido. Probabilmente ex-segherie con tettoie apparentemente ancora in amianto divenute ormai delle vere discariche. Anche questi spazi meriterebbero un’attenzione da parte degli Amministratori locali in termini di risanamento del territorio.

Se in qualche modo considerassimo Canevara, e forse molte altre comunità montane di questo territorio, come periferie di Massa allora dovremmo dare ascolto al celebre architetto Renzo Piano il quale da sempre afferma che nella nostra bell’Italia ci sarebbe maggiormente bisogno di progetti di risanamento e riqualificazione delle periferie, non solo sul piano urbanistico ma anche sociale.

La bontà di un progetto non dipende solo dalla sua economicità o dall’acquisizione di risorse finanziarie per realizzarlo. Ogni progetto deve essere contestualizzato e integrato, deve funzionare e diventare percorso di coesione sociale e parte integrante della quotidianità. L’identità di un progetto deve essere legata alla capacità dell’infrastruttura di rispondere a un luogo, a una domanda precisa, rendendo così ogni progetto differente dagli altri. Parafrasando alcuni concetti dell’antropologo francese Marc Augé coniatore del neologismo “nonluogo”, se il “luogo” può essere definito come uno spazio identitario, relazionale e storico, in cui i fruitori si riconoscono, il “nonluogo” è invece uno spazio anonimo, di transito, di attraversamento, progettato per una generica umanità che non ricerca spazi identitari. Tecnici ed amministratori locali farebbero bene a valutare la bontà di un progetto anche alla luce di queste semplici considerazioni peraltro condivise da molti attori della società civile".


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