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Rubriche : lettere alla gazzetta

"Via Crucis del prof. Alterige Giorgi"

mercoledì, 1 luglio 2020, 09:05

di paolo biagini

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento di Paolo Biagini in merito all'istallazione nel battistero del Duomo della Via Crucis in terra cotta del prof. Alterige Giorgi.

"Un’opera che per molti anni è stata custodita nei locali del Duomo di Carrara oggi è tornata fruibile ai fedeli e ai turisti. Stiamo parlando della pregevole Via Crucis in terra cotta, opera del prof. Alterige Giorgi. Una serie di interessanti formelle realizzate nel 1960 appositamente per il Duomo di Carrara in cui il forte senso plastico è vissuto all'insegna della semplicità e della chiarezza di forme e volumi. Per diversi anni sono rimaste affisse all’interno dell’abbazia di S. Andrea, poi, anche a causa dell’esile e deteriorata struttura che le sosteneva, per evitare che cadendo potessero andare in mille pezzi, le formelle del Giorgi vennero conservate con cura dal parroco don Raffaello negli spazi adiacenti la Collegiata. Oggi queste delicate e graziose raffigurazioni sono nuovamente esposte all’interno del Battistero del Duomo nella zona presbitarale. Alterige Giorgi cominciò l’elaborazione delle diverse stazione della Via Crucis all'indomani dal suo ritorno dal secondo conflitto mondiale. Tra il 1948 e 1950 si impegnò per la realizzazione dei bozzetti preparatori e di una prima versione dell’odierna Via Crucis. Alterige Giorgi, nato a Codena nel 1885, dopo il Diploma alla scuola di scultura presso la Reale Accademia di Belle Arti di Carrara nel 1908, partecipa al Concorso per il Pensionato Artistico Nazionale segnalandosi con il bassorilievo Vita Campestre, apprezzato dalla commissione giudicatrice che “gli concede a premio una grande medaglia d'oro con distintissima lode”.

Nel 1911 vince il Premio Fabbricotti con l'opera in marmo Solleone e, due anni dopo, il Concorso per il Pensionato indetto dalla locale Accademia con I gladiatori alla meta sudante, opera che segna una decisa maturazione del linguaggio di Giorgi, da una plastica venata da un verismo sociale stemperato dalla lezione dei francesi, verso una ricerca più attenta ai valori della classicità. L'aggiudicazione del premio gli vale il soggiorno romano presso lo studio dello scultore Giuseppe Guastalla, sotto la cui direzione esegue Il lottatore (1915), dove sembra perfezionare la ricerca sul corpo umano e sulle masse muscolari. All'indomani della fine della grande guerra apre il suo studio a Vezzala e inizia la collaborazione con i laboratori Beretta e Lazzerini dove, fra l'altro, realizza l'altorilievo in marmo Il trionfo delle armi italiane (1919) per l'Ossario Monumentale del Piave di Fagarè. Questa opera inaugura una fruttuosa produzione nel campo della scultura monumentale, interesse che correrà parallelo a quello per l'insegnamento, da Giorgi coltivato con grande passione. Nel 1922, infatti, viene nominato Professore Onorario all'Accademia di Belle Arti di Carrara; sempre a Carrara, fino al 1924, svolge attività di docente anche presso la scuola serale per artigiani. Dal 1924 insegna Plastica, Ornato e Figura presso l'Istituto Statale d'Arte di Massa, assumendone l'incarico di Presidente dal 1950 al 1956.

Nel frattempo continua la sua attività nel campo della scultura monumentale: nel 1922 vince il concorso per il Monumento ai Caduti di Trezzo sull'Adda dove, due anni dopo realizza anche la targa monumentale per piazza del Risorgimento. Nel laboratorio Beretta già nel 1927 il prof. Giorgi realizza il Monumento ai Caduti della Grande Guerra di Codena, fra il 1927 e il 1929 realizza i quattro putti per la Fontana Monumentale di piazza Pelù a Massa, oggi piazza Puccini meglio conosciuta come “piazza dei culi”. Sul finire degli anni Trenta realizza a Massa i tre medaglioni in marmo bianco per le facciate della Casa del Mutilato in piazza Aranci e la lunetta con il Battesimo di Cristo per il portale destro della Cattedrale. Nel 1939 il prof. Alterige Giorgi entra in contatto con Arturo Martini. Quest’ultimo tuttavia non sembra influenzare lo stile di Giorgi che sembra piuttosto intraprendere una lezione autonoma che corre parallela a quella di Arturo Dazzi, al quale lo legava l'apprendistato in Accademia e quindi una medesima visione eroica che esalta la bellezza dell’anatomia umana, avvertibile nella produzione monumentale. Si ricordano tra l’altro opere si soggetto affettivo e familiare come Il broncio (1918), Il bacio (1922-23), Bimbo con oca (1925), Bimba con palla (1930), Roberta con cane Medoro (1932) e soprattutto nel Ritratto a Emanuele III, una delle sue opere più belle con il quale aveva partecipato al Premio Vittorio Emanuele III indetto nel 1931. Ma l'emotività che la sintesi di Arturo Dazzi non aveva mai del tutto sopita si scioglierà in seguito in un linearismo di ascendenza Liberty, come emerge soprattutto dalle opere funerarie come la Stele del cimitero monumentale di Marcognano del 1939 e dalla ricca produzione di disegni che si conservano presso gli eredi. Degno di nota anche il busto a Mazzini per il lungomare di Bari, in cui troviamo un Giorgi ormai lontano dalle indicazioni di sintesi strutturale dell'arte di Dazzi.  Alterige Giorgi univa alla mano felice dello scultore doti di progettazione architettonica e sensibilità urbanistica come testimoniano le numerose realizzazioni di questo carrarese versatile e originale, espressioni di un lungo periodo di gloria per le nobili lavorazioni in marmo di Carrara e per l’architettura: il marmo si scolpiva ovunque in città nei laboratori, grandi e piccoli diffusi nell’area urbana e periferica.

Un incessante ticchettio di strumenti si sommava ai suoni della vita quotidiana. Il marmo lavorato andava in tutto il mondo e così gli artisti locali: statue, monumenti, arredi urbani, ma anche progettazioni".


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