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Rubriche : lettere alla gazzetta

Viale Colombo: un anno dopo

giovedì, 9 luglio 2020, 07:39

di Florida Nicolai

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento da parte di una residente della zona che denuncia, ad un anno di distanza, le magagne conseguenti all'abbattimento delle piante sul viale Colombo: 

Ad un anno di distanza dall’abbattimento dei pini sul viale Colombo, tra via Rinchiosa e Via Modena, torno sull’argomento, sollecitata dalla notizia, sulla stampa locale, della nomina, da parte dell’amministrazione, di un agronomo che dovrà valutare la stabilità dei pini in due località del Comune (salita di San Ceccardo, Carrara, e Via Giovan Pietro, Avenza) prima di procedere ad un loro eventuale abbattimento per il rifacimento del marciapiede. Oggi, come allora, avverto una sensazione di solitudine, di fragilità e vulnerabilità del cittadino allorché, credo legittimamente, cerca di ottenere almeno spiegazioni oneste e trasparenti sull’operato di chi amministra e governa. Un cittadino intimorito dalla propria incapacità di capire la situazione, che si chiede se la percezione di illegalità e scorrettezza sia solo frutto della propria incompetenza e si domanda quanto controintuitive e convolute siano le leggi per portare a ciò. Un anno fa non sono state fornite risposte e chiarimenti neppure a interrogazioni ufficiali come quelle presentate nei Consigli Comunali. In compenso, abbiamo assistito a diversi casi di dis-comunicazione. Tra questi, che il taglio dei pini fosse “giustificato” per motivi di insicurezza e instabilità delle piante. Ma sapevamo che solo una perizia agronomica poteva stabilire ciò, perizia che non c’è mai stata e della cui obbligatorietà, all’epoca, l’Amministrazione non era a conoscenza (o, se lo era, lo negava). Mi fa piacere, dunque, che l’Amministrazione abbia imparato qualcosa, sia pure con il sacrificio dei nostri pini.

Ma permane l’amarezza e l’indignazione: ad un anno di distanza dall’abbattimento dei pini, con l‘avanzare dell’estate gli effetti di quella illegale, improvvida e incomprensibile operazione si stanno palesando in modo oltremodo conclamato.

Tralasciando l’aspetto estetico, decisamente sgradevole, quel tratto di viale, non più schermato dal verde dei pini, con temperature che si attestano, nella gran parte della giornata, tra gli 8 e i 10 gradi in più rispetto al resto del viale, si è trasformato in un percorso impraticabile per chicchessia. Figuriamoci per anziani bambini e disabili. Il manto del marciapiede, al cui rifacimento rinviava esplicitamente il progetto approvato, seppure appena ultimato già si esibisce in uno stato penoso, con macchie di varia dimensione e origine il cui effetto è una sgradevole sensazione di sporco e di incuria. Le irregolarità nella posa in opera determinano ristagni di acqua nei giorni di pioggia. Scivoli, all’ingresso di alcune abitazioni, con il loro marcato dislivello creano una pericolosa discontinuità. Completa il quadro del grossolano intervento l’inaccessibilità, soprattutto per disabili e anziani, della fermata dell’autobus.

L’ultimo progetto (non quello iniziale che, in itinere, è stato più volte modificato con l’evidente obiettivo, da parte dell’Amministrazione, di attutire il terribile impatto delle stitiche palme sostitutive dei maestosi e sani pini) prevede la piantumazione di cespugli di oleandri tra una palma e l’altra. Gli oleandri, lungi da ombreggiare, sono ricettacolo di sporcizia. Soprattutto, a causa della loro espansione in orizzontale, sono di intralcio alla circolazione stradale e al passaggio sul marciapiede. Necessitano pertanto di manutenzione assidua e di drastiche potature che ne snaturano la tipica bellezza. È infatti un cespuglio inadatto a una strada di traffico e a un marciapiede dove dovrebbero transitare tanti pedoni.

Forse in seguito alle critiche dei cittadini, l’Amministrazione ha deciso di eliminare il parcheggio su quel tratto di marciapiede, che, di fatto, sarebbe risultato un controviale non garante di quella sicurezza per pedoni e disabili rivendicata come causa e scopo del progetto. Questa decisione fa piacere, ma infuria anche: evidenzia ulteriormente la superficialità, la sconsiderata incompetenza (perché nuove tecnologie consentono soluzioni conservative) e il danno erariale: per mantenere il parcheggio, si sono abbattuti i pini e poi il parcheggio è stato abolito. E sì, perché, per chi se ne fosse dimenticato, Sindaco e Assessore, in diverse occasioni, anche ufficiali, hanno dichiarato che “là dove hanno potuto fare a meno del parcheggio, i pini sono stati salvati”.

Propongo all’amministrazione una re melius perpensa: di fronte al palese vulnus creato, prenda in considerazione un nuovo assetto del viale, piantumando esemplari più adatti alla estetica a alla funzionalità dell’area. Tolga dalla vista degli abitanti questo obbrobrio che rinnova ogni giorno la rabbia per quanto è stato fatto.

Avevo ragione, un anno fa, quando sostenevo l’obbligatorietà di una valutazione agronomica per poter definire instabili i pini. Credo di avere ragione anche a continuare a sostenere l’illegalità del progetto, privo della opportuna autorizzazione paesaggistica. Non c’è un comportamento uniforme da parte degli organi statali preposti alla tutela paesaggistica: le Soprintendenze, in caso di tagli privi di autorizzazioni di loro specifica competenza, pur formalmente sollecitate, tranne lodevoli eccezioni, non intervengono. Quanto alle Procure, attenzionate da casi come il nostro, in diverse stanno rispondendo con procedimenti penali (vedi Firenze e Grosseto). Io resto in fiduciosa attesa.

 

 

 


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