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Rubriche : lettere alla gazzetta

"Piazza della Stazione, avviare una fase di ascolto"

martedì, 23 febbraio 2021, 14:25

di claudio palandrani

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera aperta dell'architetto Claudio Palandrani sulle piazze cittadine e sulla Piazza della Stazione:

"Quando anni fa, sotto una diversa Amministrazione Comunale, contestai i rifacimenti di Piazza Aranci e di Piazza Mercurio, due piazze cittadine interne al perimetro urbano albericiano, perché ritenevo che il grigio della pietra serena -estraneo al contesto urbano pieno di luce e di colori, di fontane e di forme- non fosse rispettoso della storia e dell’immagine tardorinascimentale della nostra città, non potevo certo immaginare che il peggio sarebbe stato ancora da venire.

Non potevo immaginare che l’immagine di Piazza Palma, con suo crocicchio “caotico” di strade, con i suoi Pini e i suoi aranci (uno l’avevo donato io nel corso di una campagna di forestazione urbana di Italia Nostra qualche anno fa) sarebbe stata ridotta ad un algido piastrone “quadrettato” come le griglie di una cella contro la quale si infrange la fantasia e la voglia di vivere di un detenuto. Una griglia che appare semanticamente anche particolarmente minacciosa, se pensata come posta di fronte ad una storica Scuola d’Arte!

Nessuno poteva immaginare che la bella terrazza di San Carlo, anche se bisognosa di sistemazione, avrebbe invece assunto l’aspetto di un’informe e anonima platea di cemento.

I rifacimenti di tutte queste piazze non sono concepiti né pensati come costruzione di sistemi di relazioni e luoghi di incontro nei quali si stabiliscono contatti tra persone; come luoghi nei quali l’occhio avverte la necessità di seguire una linea, indugiare su una forma, incontrarsi in un punto di colore che costituisce un momento d’interesse sul quale si sofferma la visione riconnettendo il filo della memoria individuale e collettiva.

In una parola, questi “interventi” hanno prodotto involucri senz’anima, dove rette ortogonali, anonime, tracciate con il CAD sulla pianta di Massa, come potrebbe essere su una
città qualsiasi, hanno disegnato “luoghi assenti” di storia e di memoria.

Queste piazze sono “zombi urbani inanimati”, costruiti a tavolino con un “copia-incolla” che le rende aliene ed estranee al paesaggio al quale siamo abituati da sempre.

Adesso sta per giungere il turno della Piazza della Stazione, con un progetto che, solo a vedere il rendering, è capace di sollecitare i sogni più angosciosi.

Perché si vuole sradicare dai nostri occhi le immagini care che hanno costruito il nostro paesaggio visivo? Perché si vuole strappare dai nostri cuori i riferimenti spaziali coi quale siamo cresciuti, per sostituirli con qualcosa di estraneo ed anche di inquietante, come può essere un allestimento scenografico che appare, nel suo aspetto, tristemente funereo.

Perché gli alberi, il verde, la natura, i colori, fanno così paura al punto di essere considerati eversivi, quando eversivo è invece chi vuole toglierli dalla nostra scena visiva, dal nostro quotidiano presente?

Perché si vogliono tagliare piante col pretesto della “sicurezza”, quando la soluzione si chiama “manutenzione ordinaria e straordinaria del verde” e “regole da rispettare e far rispettare”?

Perché si vuole togliere colore, luce e vita al paesaggio urbano della nostra città per sostituirlo con frammenti visivi alieni e alienanti che appartengono alle peggiori periferie? Massa è qualcosa di diverso. Dobbiamo difenderla tutti insieme.

Bisogna fermare lo scempio che sta per abbattersi sulla Piazza della Stazione.

Da ciò l‘invito a prendere tempo, avviare una fase di ascolto della cittadinanza e modificare il progetto proposto".


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