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Scritto da florida nicolai
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14 Maggio 2022

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È notizia che la SAM, Società Apuana Marmi, guida un consorzio di cavatori alla riconquista dell’alveo tombato di Colonnata, “cancellato” dall’attuale strada comunale, che si trovava circa 7 metri al di sotto del livello carrabile odierno, accanto alla famosa e mai dimenticata ferrovia marmifera, e che, nel tempo, è stato tombato dagli esercenti le cave del bacino estrattivo. Non è stato certamente tombato dai cittadini di Carrara.

Il progetto prevede anche la costruzione di una diga, un'invaso, per la trattenuta e il rilascio delle acque raccolte con un sistema di troppo pieno per dirigerle nel Carrione in zona Tarnone.

Bontà dei cavatori, oggi, questi signori, con la scusa dell’art. 21 di quel Regolamento che permette loro di avere ancora in uso le cave pubbliche, agro marmifero, senza gara per 25 anni, offrono alla comunità l’opera magna, cioè un intervento di adeguamento del tratto di strada, ai piedi di Gioia, che prevede la realizzazione di un canale scolmatore (?), per ragioni – dicono - di sicurezza e di mitigazione del rischio idrogeologico.

Il rischio idrogeologico - la storia è testimone - è dovuto ai milioni di metri cubi di detrito presenti al monte che proprio questi signori non portano a valle, cioè non smaltiscono. È sufficiente guardare verso il monte Gioia, dove ci sono interi versanti sabbiosi, oppure verso il monte Beneo, dove le discariche o ravaneti hanno assunto la forma visiva delle piste da sci, riconoscibili anche da luoghi oltre regione.

Queste discariche di detrito e sabbia sono impermeabili, con capacità di assorbimento saturo.

Del resto - dicono ancora questi signori - l’intervento è anche giustificato dai frequenti scorrimenti lungo la strada delle acque di monte che non hanno oggi la possibilità (?) di essere incanalate.

Vorrei ricordare che le acque di monte devono essere incanalate, raccolte, filtrate e, se presenti residui fini, provvedere al loro smaltimento a norma di legge. Purtroppo, ciò non avviene secondo cura: per accertarsene, basta percorrere la stessa strada di Colonnata ove il piede dell’uomo, accanto ai botteghini di souvenir, rimane impantanato nei quantitativi fangosi e polverosi (con siccità) di marmettola e polveri fini mai raccolti.

L’inquinamento da marmettola - è opportuno ricordarlo - è frutto di violazioni delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione.

Altra operazione fonte di notevole inquinamento delle acque è la vagliatura dei detriti di cava, presente in queste cave.

Come cittadina, chiedo all’amministrazione comunale, prima di assumere qualsiasi decisione su tale proposta, una vera, decisa, effettiva verifica del rispetto delle prescrizioni di ogni autorizzazione in capo alle ditte proponenti, per verificare se il rischio alluvione è dovuto al fu canale oppure al non rispetto della normativa, il famigerato far west al monte.

Leggo infine nell'articolo che i proponenti avrebbero già verificato con gli Enti, Regione Toscana e Comune, la fattibilità dell'opera e la cosa mi lascia sgomenta. Non è forse prevista una apposita Commissione di tecnici comunali che dovrà verificare la fattibilità della proposta progettuale? A quale titolo si sono svolte riunioni di concertazione preventiva al fine di condividere presupposti, requisiti ed obiettivi? Addirittura, nel corso di tali riunioni sarebbero emerse specifiche esigenze e richieste, compresa la necessità di redigere e attuare piani di manutenzione specifici per le opere idrauliche. Ancora una volta assistiamo al mancato rispetto delle regole del procedimento e ad un costo veramente elevato, si dice 8.000.000 milioni di euro, per un'opera forse di 400 mt. Questi denari potevano essere investiti meglio sul territorio? E l'opera verrà forse realizzata dalle ditte stesse? Domande alle quali la nuova amministrazione dovrà rispondere con estrema cautela. 

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