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Sport

Silvio, non smettere di farci credere ai sogni

giovedì, 13 febbraio 2020, 21:50

di marco materassi

Chi scrive è un "giovane vecchio giornalista", anzi forse nemmeno un giornalista. Vecchio per l'età anagrafica, giovane per il gli anni in cui è in possesso del tesserino. Da sempre appassionato di sport, e specialmente di calcio, mi è stata affidato il compito di seguire la Carrarese.

E da allora, dall'era Remondina-Devoti, incantato dalle magie di Dettori e c. sono diventato pur livornese tifoso di questa squadra. La deontologia non dovrebbe far sì che un cronista sia anche tifoso, ma come dice un vecchio detto "al cuor non si comanda".

 Ed è così che ho vissuto tutta l'era di Silvio Baldini. Dal suo arrivo, dalla sua presentazione, a tutto il suo cammino fino ad arrivare ad oggi. Ho avuto la fortuna di diventare anche suo amico, un amico a cui scrivere un messaggio a notte inoltrata, un amico a cui chiedere quasi per scaramanzia la prima domanda in sala stampa, un amico da invitare al tavolo dello staff nel ristorante dello stadio, in un tavolo che non avrei cambiato nemmeno con quello del ristorante di Cracco.

Stima, affetto, amicizia, insomma tutto quello che chi è chiamato a scrivere cerca in un allenatore. Poi oggi una telefonata: "Hai visto la lettera di Silvio?". La cerco, la leggo e mi chiedo cosa posso fare per un amico vero, per un amico così. Posso solo cercare di fargli cambiare idea, cosa difficile, posso provare a dargli una risposta ai suoi dubbi, posso cercare di capire il perché di quelle parole, ed è la cosa che ho deciso di fare.

Le parole della tua lettera sono scritte su carta intestata della società, a dimostrazione di come sia forte il legame con questa squadra. In stampatello, non forse per evitare di non leggere bene, ma perché la mano forse non è ferma, e l'emozione può portare a scrivere in maniera non leggibile.

Già l'inizio dove dici che, a causa degli ultimi risultati negativi, ti scusi per aver convinto una tifoseria, una città intera a credere in un sogno, sapendo che i sogni possono essere belli e restare affascinanti anche se talvolta non si avverano. Ti chiedi se qualcuno si è sentito preso in giro da te, solo per il fatto di aver cercato di portare questa squadra, questa città dove non è mai stata. Se lo hai fatto è perché non sei un pazzo o un illuso, ma solo perché ami Carrara e la sua storia.

Non ti devi scusare di niente e di nulla, sei te che quasi apri lo stadio, che servi la colazione, che segui il menù del pranzo, che guardi i tuoi giocatori con gli occhi non del tecnico, ma con quelli di un fratello maggiore, se non di un babbo affettuoso. Un babbo che non lesina rimproveri e che si incazza quando c'è da incazzarsi, ma che poi accompagna la squadra sotto la gradinata, dopo la batosta con la Giana, per dire qui ci siamo tutti.

La faccia la mettono loro e a maggior ragione la metto io. A chiedere ai tuoi tifosi: "Non lasciateci soli, abbiamo bisogno di voi". Poi arriva la sconfitta di Olbia, incredibile per come è maturata e di nuovo senti gli spifferi, le critiche di chi magari ti mette in discussione. Te che in discussione ti sei sempre messo, te che sei sceso dal rifugio del tuo "buon riposo", per ridare orgoglio e dignità a chi forse pensava di averlo perso.

Non hai mai cercato scuse, giustificazioni, non hai cercato alleanze o porti sicuri, o sei con me o sei contro di me. La mediazione non è forse nel tuo vocabolario, la vicenda stadio lo sta a dimostrare. Sei come Braccio di Ferro, forte e a volte irascibile. Al posto degli spinaci te hai le tue montagne, ti vogliono buttare giù, ma non c'è ancora nessuno che ci è riuscito.

Citi, come fanno in tanti un allenatore bravo, scomodo, ma amato da tanti tifosi: El Loco Bielsa. Che dice che la sconfitta porta cattivi odori e quindi è bene essere lontani da colui che perde". Ma te Silvio non puzzi, non sono due sconfitte a mettere in discussione il tuo ruolo di Lider Maximo, non possono essere pochi o tanti "fenomeni da tastiera" a mettere qualcosa tra te e la Carrarese.

"La calunnia è venticello" si canta in un'opera lirica, ma come tutti i venticelli passa e va. Non lascerai mai questa nave, anche se qualcuno nelle tue parole, ci vuol o può leggere questo, sarai fino a maggio, e chi scrive spera anche oltre in quella panchina dove star seduto per te è come obbligare un puledro in un recinto.

Il giocattolo che te, con la società, con i tuoi ragazzi avete costruito non si può e non si deve rompere. Termini la tua finisci con una frase "Sono venuto a Carrara e sono stato un portatore di sogni, è quello che ho fatto ed è quello per cui mi devo scusare".

NO, Silvio non ti devi scusare di nulla, né, tantomeno, di aver fatto e continuare a sognare una città, il tuo posto non è nuovamente tra le montagne, è su quella panchina magari un po' arrugginita, ma che senza di te non è né sarà mai la stessa. Ci vediamo lunedì sera col Renate, un abbraccio amico mio.


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esedra-liceo-internazionale


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