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Sport

Discriminazione nel calcio giovanile: il mister dell'Atletico Carrara scrive al ministro Spadafora

sabato, 24 ottobre 2020, 09:11

di vinicia tesconi

Nella fiera di provvedimenti volti a contrastare la seconda ondata della pandemia da coronavirus sulla cui sensatezza e utilità sono sorte infinite polemiche, brilla, certamente, la  lista, divulgata in questi giorni delle categorie di calcio giovanile a cui è stato concesso di proseguire nel loro campionato. Una cernita che ha ottenuto molto più l’effetto di una selezione senza alcun fondamento sportivo reale, ma solo nominale o forse – peggio – in base alla dimensione economica delle società sportive.

Il DPCM del 18 ottobre, spiegato nel dettaglio relativo al calcio giovanile dal Dipartimento dello sport, ha determinato la decisione della Federazione Italiana Giuoco Calcio di sospendere i campionati di Terza Categoria; Juniores Under 19 Provinciali; Serie D di calcio a cinque maschile e femminile; Allievi Provinciali maschili e femminili (Under 17 e Under l 6);Giovanissimi Provinciali maschili e femminili (Under 15 e Under 14); Esordienti (Under 13 e Under 12);Pulcini (Under 11 e Under 10); Primi calci (Under 9 e Under 8); Piccoli amici (Under 7 e Under 6), vietando anche, a queste categorie, la possibilità di allenarsi se non in forma individuale, cioè assolutamente senza contatto fisico con i compagni di squadra, ma ha mantenuto aperti tutti i campionati paralleli, cioè delle stesse categorie e annate, ma regionali. Se  risultano poco comprensibili le scelte dei “ coprifuoco” dalla mezzanotte alle cinque del mattino – cioè nelle ore in cui la possibilità che si formino assembramenti di persone sfiora lo zero – non dovrebbe stupire più di quel tanto che  si possa aver pensato che il covid prediliga i giovani calciatori dei campionati provinciali e disdegni i loro coetanei impegnati in quelli regionali. Purtroppo, anche a fronte del fatto che, ad oggi, nessun cluster risulta essersi formato in squadre di calcio giovanili, la verità  sembra stare in bilico tra due opzioni, nessuna delle due onorevole per chi ha preso tali decisioni: ignoranza o discriminazione in base al presunto valore sportivo di ragazzini che hanno uguale diritto a praticare – peraltro pagando – lo sport che amano. Tra la peste e la rogna, insomma, come troppo spesso accade in Italia.  Siccome  si spera che un minimo di conoscenza delle dinamiche dei campionati di calcio giovanile il ministero dello sport dovrebbe averla, la scelta di fermare solo i campionati provinciali evidenzia come questi vengano considerati, dallo stesso ministero,  di minor valore rispetto a quelli regionali e, soprattutto evidenzia che già nelle giovanili  ci siano calciatori di serie A e calciatori di serie B.  Infinita la delusione per i moltissimi giovani calciatori che si sono visti bloccare – di nuovo – il loro campionato e anche la possibilità di fare una partitella con i compagni in allenamento. Ancor più grande la scia di polemiche aperta da questa pesante distinzione tra gli addetti del settore. 

Tra le voci che si sono fatte sentire in questo coro di disappunto ha colpito quella di Davide Tedeschi, ex calciatore della Carrarese e adesso allenatore della squadra Allievi Provinciali annata 2004/2005 dell’Atletico Carrara, che ha scritto una lettera pubblica chiamando in causa il ministro dello sport Vincenzo Spadafora. L’appello di Tedeschi ha trovato unanimi consensi nel mondo del calcio giovanile ed è comparso su Tuttocampo.it testata nazionale online dedicata al settore. Tedeschi ha chiesto al ministro un’analisi pubblica di quanto deciso dal DPCM del 18 ottobre in relazione al calcio giovanile e senza giri di parole ha  reso manifesto il messaggio nascosto tra le righe della scelta fatta dal decreto: “ Il ministro   ha dichiarato, metaforicamente parlando, che "i ragazzi più bravi devono giocare mentre i meno bravi no" , ammesso che  vi siano reali valori diversi tra un  campionato regionale ed uno provinciale e nonostante tutte le delegazioni abbiano cercato di evidenziare l’assurdità di tale distinzione. Deve essere chiaro agli italiani che il signor ministro Sapdafora ha impedito a migliaia di ragazzi, ritenendoli "scarsi", di giocare la domenica all’interno della propria provincia, consentendo solo allenamenti individuali. Mentre ha permesso a ragazzi di pari età, che magari devono fare più chilometri per giocare in trasferta,  come previsto dal campionato regionale, di continuare liberamente l’attività agonistica.”

Mister Tedeschi ha fatto anche notare l’incongruenza più evidente sia nello sport, sia nella scuola e cioè che, in moltissimi casi, i ragazzi che giocano nella stessa squadra frequentano  anche la stessa scuola e spesso sono  nella stessa classe. Addirittura ci sono casi di fratelli, quindi conviventi, che giocano in campionati diversi e che si sono ritrovati: uno a poter continuare l’attività sportiva e l’altro a dover  accontentarsi di allenamenti individuali.  Tedeschi ha parlato di “pazzia completa” ipotizzando, per restare in linea con la grave discriminazione operata dal ministero, di fare classi scolastiche “ bolla” per preservare solo i ragazzi che giocano nei campionati regionali e soprattutto per aver insensatamente attribuito ai ragazzi dei campionati provinciali la responsabilità dell’innalzamento della curva dell’infezione covid senza alcuna evidenza scientifica a supportarlo.  

Tedeschi ha chiesto a tutto il settore del calcio giovanile discriminato di far sentire la propria voce per sollecitare una risposta dal ministro.


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