Olio toscano, il comparto quest’anno incassa un brutto colpo | L’allarme di Coldiretti: “Lo scenario è critico”

Olio di oliva - Lagazzettadimassaecarrara.it (Fonte Pixabay)
L’associazione a rappresentanza dei coltivatori diretti prospetta uno scenario allarmante: nel 2025 il raccolto sarà un terzo dell’annata media.
Nella vasta gamma delle eccellenze italiane, spicca senza dubbio anche l’olio, alimento cardine della blasonata dieta mediterranea. E la Toscana, con i suoi 91.000 ettari di uliveti e oltre 15 milioni di piante, si conferma come una delle Regioni più prolifiche in termini di produzione.
Essa vanta inoltre un patrimonio unico, composto da circa 80 varietà autoctone, dal Frantoio al Moraiolo, e dal Leccino al Pendolino, senza dimenticare il Maurino. Una differenziazione che dona all’olio toscano caratteristiche organolettiche uniche: un profilo erbaceo con sentori di carciofo, mandorla e noce, accompagnati da note amare e piccanti.
La Toscana produce oli di alta qualità, certificati da cinque denominazioni: Toscano IGP, Chianti Classico DOP, Terre di Siena DOP, Lucca DOP e Seggiano DOP; le principali province produttrici sono Firenze, Grosseto, Siena e Arezzo, con circa 400 frantoi attivi che contribuiscono al 4% della produzione nazionale.
Quest’anno, però, il periodo della raccolta si profila piuttosto cupo: lo annuncia Coldiretti, in un comunicato riportato dal sito lanazione.it.
Crolla la produzione di olio toscano
Come anticipato, quest’anno la Toscana si ritrova a fronteggiare un drastico calo produttivo. Coldiretti Pistoia ha infatti lanciato l’allarme: il raccolto del 2025 è previsto pari a un terzo rispetto alle annate medie precedenti, e a un quarto rispetto al 2024, anno eccezionale in termini di quantità e qualità.
Le ragioni del calo sono da ricondursi all’alternanza produttiva naturale, aggravata dalle condizioni climatiche avverse, come la siccità estiva e le alte temperature, che hanno provocato stress idrico a molte colture. Inoltre, le prime piogge autunnali hanno aumentato il contenuto di acqua delle olive, riducendo la resa al 10-11%, rispetto al 14-15% delle annate migliori. Ultimo, ma non ultimo, l’avvento della mosca olearia sta minacciando i raccolti, con il rischio di infestazioni che si intensifica grazie alle temperature miti di settembre. Risultato? Per molte aziende, i costi di raccolta potrebbero superare i ricavi, e per l’intero comparto si sta materializzando uno scenario piuttosto incerto.

Coldiretti: “Servono interventi concreti”
I rappresentanti di Coldiretti Pistoia affermano, come riportato da lanazione.it: “Questa annata dimostra ancor più la necessità di interventi concreti per preservare i nostri oliveti, il nostro extravergine e i paesaggi collinari“.
Per poi concludere: “Diffondere l’irrigazione e ridurre la frammentazione delle proprietà per ridurre l’abbandono degli oliveti sono sfide complesse e onerose. Ma necessarie, per il futuro dell’olivicoltura“.