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Scritto da andrea cosimini
Cultura
07 Dicembre 2023

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Che tristezza tutte quelle serrande abbassate, quei cartelli ‘vendesi’ affissi sulle case, quel silenzio assordante nei vicoli e nelle piazze… Tanto che viene spontaneo domandarsi - per un’occasionale visitatore o turista - il perché di tanta oscurità in una città illuminata come questa.

Carrara è magica, sempre. Sotto le feste di Natale, però, lo è di più. Quest’anno, poi, gli addobbi sono qualcosa di unico, meraviglioso. L’albero illuminato in piazza Alberica riscalda il cuore dei romantici sognatori che ancora credono in un po’ di magia al chiaro di luna.

È mercoledì pomeriggio, sono le 17. I gradi percepiti sono pericolosamente vicini allo zero termico. Il cielo è sereno, nonostante qualche banco di nebbia. Siamo al 6 dicembre, si avvicinano le feste più attese dell’anno. Quelle che colorano di luci le vetrine e illuminano le strade rendendole autentiche bomboniere.

Eppure, in giro, poche persone. Pochi negozi aperti. Pochi e frettolosi passanti. Poca vitalità, poco entusiasmo. Chissà dove sono tutti… Dall’imponente (ex) Casa del Balilla, all’intersezione tra via Verdi e via Pelliccia, al Cinema Garibaldi Carrara – dove siamo diretti – sono, sì e no, 300 metri. Tanto basta, però, per rendersi conto di quanto il tempo passi e un’era tramonti così in fretta da far rabbrividire. Era l’altro ieri, infatti, che qui c’erano un cinema – il “Supercinema Carrara”, di cui oggi rimane solo la lugubre (seppur non priva di fascino) insegna spenta – e due bar (di cui ora ne sopravvive a malapena uno). E dov’è finita l’edicola all’angolo?

Al Cinema Garibaldi – ormai l’ultima sala cinematografica rimasta eroicamente aperta a Carrara – stasera danno un film su Paolo Conte: “Il maestro è nell’anima” diretto da Giorgio Testi. Un “film-evento” – come li chiamano oggi – che sarà visibile al cinema solo tre giorni (e stasera è l’ultimo) ad un prezzo maggiorato rispetto al costo di un normale biglietto. Anche il cinema, anche la musica devono fare i conti con il tempo che passa e adeguarsi alle nuove tecnologie...

Alle ore 17, in sala, il pubblico si fa attendere. Arriva a scaglioni, due per volta, come per darsi un valore. Come a sottolineare di essere lì. Perché chi preferisce una serata al cinema ad un pigiama da notte compie senza dubbio un atto ‘eversivo’ - o ‘anarchico’, visto che siamo a Carrara - dati i tempi di lobotomia televisiva che corrono. La clientela si fa volutamente contare. Si guarda negli occhi. Non parla molto, ma si intende con lo sguardo. Ognuno si sente un piccolo ‘rivoluzionario’ dentro di sé.

Peccato che non c’è un bar all’interno del cinema. Uscite dalla sala, le coppie sembrano quasi avere fretta di uscire. Varcano la porta silenziose, a testa bassa. Probabilmente discuteranno del film che hanno appena visto una volta saliti in macchina o a casa, magari sotto le coperte, prima di addormentarsi. Sarebbe stato bello però vederle confrontarsi direttamente nel cinema con le altre coppie. Scambiarsi pareri e impressioni davanti ad un ponce od un caffè.

Per fortuna c’è Andrea che ci rincuora. Andrea è il giovane alla cassa. Ha 29 anni (anche se dice di averne 30, quasi avesse furia di crescere), è carrarino. Lavora qui dal 2016 ovvero da quando il cinema ha riaperto grazie alla provvidenziale iniziativa imprenditoriale di Silvano Andreini, gestore - oltre che del cinema “Garibaldi” a Carrara - anche dell’”Astoria” a Lerici e de “Il Nuovo” a La Spezia. Con lui è piacevole discutere di film, di musica, di arte. Ma, soprattutto, del perché tutte queste luci spente in una città che dovrebbe brillare e risplendere per il riflesso niveo del marmo.

Si sono tutti spostati nella zona di Avenza e Marina di Carrara – spiega -. La vita, ora, è tutta concentrata lì. Carrara ha vissuto un lento, ma costante, declino negli ultimi decenni. Tante attività hanno chiuso. E, nonostante il tentativo di qualche audace giovane, è sempre più difficile, per un’impresa, sopravvivere ai primi due anni di avviamento. La torta da spartirsi è sempre più piccola e gli incentivi per continuare non sono molti. In generale, noto molto scoraggiamento tra gli imprenditori”.

Alle 19 salta la seconda proiezione. Così ci dirigiamo a rifocillarci in una graziosa osteria del centro. La specialità, qui, è la carne (chianina doc). Il locale è carinissimo. Il personale giovane, svelto, cordiale. In sala ci contiamo, ma l’atmosfera – nella sua intimità – è calorosa e accogliente. Dalla finestra si notano passare alcuni ragazzi. Ma il movimento esterno decresce man mano che si susseguono le portate all’interno. In realtà, ci avevano consigliato altri due posticini dove mangiare prima di questo. Ma entrambi erano chiusi. Che peccato.

Al ritorno in sala, per la terza proiezione giornaliera, finalmente il flusso aumenta. Il numero di spettatori è più che raddoppiato rispetto alla proiezione pomeridiana. Sono le 21. Una riflessione, però, ci viene spontanea: è pazzesco come il cinema abbia vissuto una fase così rapida e vertiginosa di ascesa nel Novecento ed un altrettanto ripida e fulminea discesa nel Duemila. Un tempo luogo di ritrovo per orde di avventori; oggi rifugio solitario per indomabili romantici.

Eppure, il cinema rappresenta un presidio di umanità importante per la città. Andrebbe incentivato, sostenuto, sorretto. È il cuore pulsante di una comunità che ancora crede nel valore della cultura e della condivisione. Aiutiamolo, tutti insieme, a resistere. Perché, vedete, un film si può vedere comodamente anche a casa, davanti ai nostri maxi-televisori, e ad un costo nettamente inferiore; però il calore umano che sprigionano una sala, una platea, una galleria è qualcosa di impagabile e non ha surrogati nell’ambito delle quattro mura domestiche.

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