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Scritto da Redazione
Enogastronomia
15 Marzo 2023

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Sulla costa apuo-versiliese dal 2014 ad oggi si è registrata una continua crescita della temperatura media, come pure delle medie delle temperature minime e massime, soprattutto in estate; quanto alla situazione delle precipitazioni, ancora non sono stati rilevati trend precisi e allarmanti. E’ quanto emerso dal primo incontro della rassegna “Dialoghi intorno al cibo” promossa dalla Condotta Slow Food “Terre Medicee e Apuane, intitolato “Vino e cambiamenti climatici, esperienze a confronto”, che si è svolto al ristorante “Antico Uliveto” di Pozzi di Seravezza.|

A fare il punto scientifico sui cambiamenti climatici è stato Giovanni Cucurnia, ricercatore dell’Università di Macerata e membro dello staff del sito “Meteo Apuane”, che ha esordito evidenziando l’innalzamento delle temperature su scala globale: nel 2021 la temperatura media globale ha registrato un’anomalia di +1,1° C rispetto alla media 1850-1900; nel 2020 l'anomalia globale sulla media 1961-1990 si attestava a + 1,44° C; gli ultimi 7 anni (dal 2015 al 2021) risultano gli anni " più caldi" da inizio rilevamento; il 2021 è stato il 45esimo anno consecutivo in cui le temperature medie globali presentano anomalie positive rispetto alla media del XX secolo. Un indicatore molto importante per la situazione climatica sono i ghiacciai, in particolare il loro arretramento rapido. In Italia nel 2022 le temperature si sono innalzate del +1,22°C rispetto alla media del periodo ’61-’90), ed è stato l’anno più caldo. Si prevede una variazione delle temperature di +0,37°C ogni 10 anni, che sale al +0,55°C per l’estate. Ciò si traduce nell’aumento delle notti di carattere tropicale (notti più calde) e in una riduzione delle giornate più fredde.

Inoltre preoccupa l’aumento delle temperature dei mari che sono importanti per la funzione di trattenere calore: se i mari assorbono molto caldo, si determina un potenziale energetico che può causare eventi estremi. Per quanto riguarda le precipitazioni invece non si è registrata per il momento una sovrapposizione con l’innalzamento delle temperature: tra il 1961 e il 2020 non si sono rilevati trend significativi a differenza dell’andamento termico.

Cucurnia si è soffermato poi sui dati rilevati dalla stazione meteorologica di Massa Centro del sito Meteo Apuane. Dal 2007 al 2022 la temperatura media annua è stata di +16,1° C, quella minima media annua di 12,8° C e quella massima media annua di 19,6° C, mentre le precipitazioni medie annue ammontano a 1.228 mm. La sequenza dei dati evidenza che le anomalie delle temperature medie annue sono state pressoché costanti dal 2014 in poi, con un picco di oltre un grado nel 2022. La tendenza è confermata anche sul fronte delle temperature minime e massime: dal 2014 l’aumento di entrambe le medie è stato continuo salvo nel 2021, mentre il picco è stato registrato nel 2022, con le minime che hanno sfiorato un grado di crescita e con le massime che hanno raggiunto 1,2° C in media di aumento. Il 2022 ha fatto registrare il record anche per quanto riguarda le temperature medie più alte riferite al singolo mese: in maggio, giugno, luglio, ottobre e dicembre sono state riscontrate le temperature medie più elevate dal 2007 in poi. Infine i dati sulle precipitazioni medie annue che hanno per ora un andamento altalenante. Dal 2007 al 2022 per nove volte è piovuto più della media con picchi di circa +600 mm nel 2010 e nel 2014; sei invece gli anni più siccitosi con picchi di circa -400 mm nel 2007 e nel 2015, mentre nel 2022 il calo delle precipitazioni è stato quasi di -300 mm.

Le conseguenze per l’area mediterranea in generale di questa tendenza del clima sono l’aumento delle temperature, l’incremento del potenziale energetico, l’incremento degli eventi estremi (ondate calore, siccità) da cui derivano carenze di risorse idriche, il rischio desertificazione. Invece, nello specifico per l’Italia: complicazioni nelle pratica delle colture tradizionali; impatto socio-economico e paesaggistico (abbandono terre); lo spostamento di colture da Sud a Nord e in territori più elevati; l’arrivo di nuovi organismi e quindi il rischio di nuove patologie; variazioni nei tempi dell’agricoltura (semina, interventi, raccolta, resa).

L’enologo Lamberto Tosi, fiduciario della Condotta Slow Food “Terre Medicee e Apuane”, ha rilevato che nel 2003 ci fu la prima avvisaglia del cambiamento climatico, con un anno molto più caldo della media. La prima domanda che sorse era relativa ai portainnesti che non reggevano la siccità: cosa succede se continua così? Occorreva iniziare a piantare portainnesti con un apparato radicale verticale e non più orizzontale, in modo che fossero resistenti alla siccità: si è adottata quindi una strategia di adattamento ai cambiamenti climatici.

Tosi ha poi evidenziato che L’aumento delle temperature provoca colpi di calore sulle viti determinando caduta delle foglie, appassimento, anticipo della raccolta delle uve, danni all’apparato fogliare, sofferenza delle piante. Via via nel tempo è aumentata la precocità della fioritura e della maturazione anche se la distanza temporale fra loro è rimasta invariata: un andamento generale comune a tutte le fasi della vite. L’anticipo della maturazione determina anche la raccolta in un periodo diverso da quello usuale, quindi anche condizioni di raccolta diverse, da cui possono derivare problemi nella produzione del vino (per esempio problemi per la fermentazione se le temperature sono troppo alte). Inoltre causa differenze nelle caratteristiche delle uve (e quindi del vino), modificando il contenuto di polifenoli e antociani, e la diminuzione della produzione, in quanto l’uva è secca e priva di acqua.

Un dato significativo è che il 2022 è stato il primo anno dal 1888 in cui a Montalcino la vendemmia è stata fatta ad agosto. La raccolta anticipata comporta poi una insufficiente maturità fenolica della buccia e dei semi, per cui i tannini sono acerbi mentre la gradazione è alta. Inoltre si registra una variazione dell’acidità: quindi, si ha a che fare con nuove tipologie di uve, per cui bisogna adottare nuove strategie in vigna. “Occorre cambiare il modo con cui si fa viticoltura – ha sottolineato Tosi - , però non ci sono soluzioni magiche: ci dobbiamo basare su studio, esperienza e prove. Fra l’altro anche il vino stesso è destinato a cambiare, specie nelle sue capacità di invecchiamento”.

Una conferma della fase di transizione che sta attraversando la viticoltura a causa dei cambiamenti climatici è arrivata dai tre produttori presenti. Ido Mariani, titolare della Tenuta Mariani di Massarosa, il creatore delle prime e apprezzate a livello nazionale bollicine versiliesi, ha evidenziato come nel 2022 la maturazione anticipata e le poche piogge abbiamo determinato basse rese di produzione. Per le basi spumante, negli ultimi anni la vendemmia è stata a inizio agosto, anche se nel 2022 si sarebbe dovuto vendemmiare già a luglio. Per far fronte all’aumento delle temperature e gestire il nuovo contesto climatico, Mariani sta cercando soluzioni di adattamento, come la climatizzazione delle cantine per gestire la fermentazione e contenitori inox termoregolamentati.

Ivan Giuliani, titolare dell’Azienda Agricola Terenzuola di Fosdinovo, una delle migliori cantine d’Italia secondo Wine Spectator, ha rilevato che il nostro territorio fa parte di un’area vasta che comprende Provenza, Liguria, Alta Toscana e Corsica: già a partire dal 1998 erano stati previsti dei cambiamenti di clima in questa zona, che renderebbero quest’area simile a un piccolo Golfo del Messico, a causa di mutamenti nei venti. “Alla Terenzuola – ha detto Giuliani - si è sempre lavorato ponendo attenzione al meteo e al clima. Nei terreni dell’azienda sono istallate quattro stazioni meteo (da Corniglia a Massa), garantendo una importante quantità di dati, il cui incrocio è importante anche per la gestione delle malattie della vite. A partire dal 2015, i dati delle stazioni hanno permesso di riscontrare anomalie nel clima. Dal 1994 a oggi Terenzuola ha perso un giorno all’anno di vendemmia: a Fosdinovo prima coglievano la prima decade di settembre, ora fine agosto-inizio ottobre. Nel 2022 la quantità di pioggia è stata la metà di quella normale e la vendemmia è stata anticipata di 15-20 giorni”.

Cosa fare? “Terenzuola, già in tempi in cui non c’erano ancora evidenti problemi climatici, si è dotata di sistemi per supplire a mancanza di acqua e per rendersi indipendenti energeticamente – ha affermato Giuliani - . Per esempio, ha installato sistemi di recupero acque pluviali (serbatoi ipogei sotterranei); ha recuperato i reflui delle cantine convogliandoli in vasche per la fitodepurazione per evitare gli sprechi di acqua, che è necessaria non solo per le viti, ma anche in molti processi di produzione del vino. Per fronteggiare alla situazione in campagna, dove è sempre più evidente un anticipo della vendemmia, oggi stanno diventando competitive le varietà autoctone che da anni Terenzuola ha recuperato, in quanto hanno una maturazione più tardiva e picchi di acidità che oggi risultano favorevoli. Come pure la posizione in altitudine dei vigneti, attorno ai 400 metri d’altezza. E la posizione in Lunigiana può essere vantaggiosa perché si trova sul 44° parallelo, una garanzia di eccellenza”.

Ha completato il tris d’assi Pier Paolo Lorieri del Podere Scurtarola di Massa, autore del libro “Vermentino: vitigno dei cambiamenti cimatici” e presidente della Federazione Strade del Vino di Toscana. “La nostra è una ‘viticoltura eroica’ – ha esordito - , dovendo lavorare su terreni alti e scoscesi. Anche il Candia ha un clima particolare che rientra in quell’areale vasto che va dalla Provenza all’Alta Toscana. Nella nostra azienda abbiamo recuperato varietà autoctone e spesso sconosciute che oggi risultano vantaggiose per le loro caratteristiche che le rendono maggiormente in grado di adattarsi ai cambiamenti climatici. Un vitigno che merita di essere rivalutato soprattutto nel contesto climatico odierno è il vermentino. Fino agli anni Novanta era poco conosciuto, per lo più vinificato nella zona di Massa, mentre oggi è diffuso in tutto il mondo”. Quanto alle nuove tendenze del meteo, “Al momento stiamo facendo alcune prove sulla potatura del vermentino per capire quale sia la più efficace rispetto alle nuove temperature. Per aiutare le piante a resistere alle situazioni di stress è importante far sì che le radici stiano bene. Inoltre, ripristinare la biodiversità del vigneto è molto importante e quindi occorre incrementare la presenza di api, piante, fiori”.

Durante l’incontro è stato possibile anche degustare alcuni vini di eccellenza dei tre produttori presenti: il metodo classico “Segreto” della Tenuta Mariani, il Vermentino Bianco 2016 IGT Toscana del Podere Scurtarola e “La Merla” 2020 IGT Toscana del Podere Terenzuola.

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