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Scritto da Redazione
interSVISTA
03 Luglio 2020

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Notoriamente stimata sotto il profilo professionale - e non solo - per quella sua grinta che l'ha fatta, spesso, definire e considerare una pantera, l'avvocato Cristiana Francesconi del foro di Lucca, ma con studio a Viareggio, non è una che viaggia per perifrasi. E', sì, avvocato, ma ha anche un cuore e, soprattutto, un cervello che le impediscono di accettare il politically correct tanto in voga a queste latitudini. I suoi gatti sono, da sempre, parte della sua vita e aver letto che un giovane africano della Costa d'Avorio ne ha ucciso uno e se lo è cucinato in mezzo alla strada, l'ha mandata in bestia. Così, alla faccia dell'indiscriminata tolleranza made in Laura Boldrini, dice chiaramente quello che tutti gli italiani dotati di buonsenso e senso della giustizia e della misura sostengono: chi non si adegua alle nostre abitudini e alle nostre leggi, che torni pure a casa se, necessario e quando serve come in questo caso, anche a calci nel culo.

Lei non è solo un avvocato, spesso in prima, linea per difendere la libertà di pensiero e di espressione dagli attacchi del Pensiero Unico Dominante. Nel privato è una profonda amante della razza felina, i gatti sono, da sempre, nel suo cuore e nella sua casa. Avrà sicuramente letto dello chef africano che, in mezzo alla strada a Campiglia Marittima, prima ha ammazzato un gatto e, poi, lo ha cucinato. Cosa ha suscitato in lei questa notizia?

Sono sconvolta dalla notizia e penso che se fosse accaduta ad uno dei miei gatti mi sarei fatta giustizia da sola. 

La legge, in Italia, per questo genere di episodi che cosa dice e che pene prevede?

Il codice penale prevede il reato di maltrattamento di animali e recentemente è  stato modificato per aumentare le pene perché in una società civile gli animali di affezione sono stati assurti ad un ruolo importante quindi correttamente si punisce adeguatamente chi commette fatti così gravi a danno di un povero animale domestico.

Sia sincera: assumerebbe le difese del giovane immigrato, peraltro in regola, ad un ipotetico processo?

Non difenderei mai chi uccide animali ed anzi nel corso della mia carriera una grande soddisfazione professionale l'ho avuta proprio in un processo per maltrattamenti di animali che trattava il caso di un gatto avvelenato. Il procuratore generale della corte d'appello di Genova discusse con la mia stessa foga e passione e la corte confermò la sentenza di primo grado condannando il reo ad una pena severa per l'avvelenamento di un gatto.

Se, per assurdo, il gatto arrostito fosse stato il suo, che cosa sarebbe stata capace di fare trovandosi davanti a quella scena?

Non penso di poter dire cosa avrei fatto se si fosse trattato di uno dei miei gatti... ma sicuramente il processo lo avrebbero fatto a me e non al presunto affamato.

Qualcuno ha provato a giustificare il comportamento dell'immigrato adducendo abitudini e stili di vita differenti dai nostri e che, quindi, andrebbero compresi se non proprio rispettati.

Quando io sono andata all'estero, ho la passione dei viaggi ed ho girato un po di mondo compresi i paesi musulmani, ho sempre rispettato le usanze e le tradizioni dei paesi che mi ospitavano. Credo che il minimo che potrebbero fare i nostri ospitati dovrebbe essere questo e se a casa loro mangiano i gatti, di sicuro non hanno necessità di stare qua. Penso che sia obbligo rispettare il paese che ti ospita che ti accoglie e ti sfama  senza offendere la sua sensibilità e la sua evoluzione.

Tutti a protestare perché hanno ammazzato e cucinato un gatto, ma è risaputo che, ad esempio, i milioni di musulmani presenti nel nostro Paese uccidono gli animali prima di mangiarli con pratiche che sono lontane anni luce dalla nostra visione del mondo. Eppure nessuno muove un dito per fermare questa vergogna.

Credo che ognuno abbia diritto ad avere le proprie abitudini finché queste non si scontrano nel paese in cui vive. Qua gli animali si rispettano e se questo risulta difficile per alcuni possono pure tornare a casa loro.

La ex presidente del Senato Laura Boldrini ha sempre sostenuto che i migranti - come li chiama lei - o i clandestini come, invece, li chiamiamo noi - sono portatori di uno stile di vita che, presto, sarà anche il nostro negli anni a venire. Cosa vuol dire?, che anche noi finiremo con l'uccidere e cucinare i gatti che, nell'antico Egitto, erano considerati sacri?

Non mi pare che persone del genere arricchiscano la nostra società. Anzi mi pare che ci portino ad un'involuzione. Si parla che in tempo di guerra in tanti posti si siano mangiati i gatti. Bene in tempo di guerra si sparava alle persone solo perché parlavano un'altra lingua o avevano un'altra nazionalità. Ora si accolgono ed anzi si omaggiano. L'evoluzione non è  solo una fantasia ma deve essere un fatto concreto. O si evolvono o stanno a casa loro nella preistoria. Non può essere considerata una risorsa chi ancora non ha capito il rispetto per la cultura altrui.

Fin dove deve arrivare il limite della comprensione del diverso nella nostra società occidentale? Non crede che, andando avanti di questo passo, non solo finiranno i gatti, ma, prima o poi, cominceremo a essere ammazzati e 'arrostiti' anche noi cristiani cosa che già avviene in molti paesi a maggioranza musulmana?

Sono stupita dal silenzio dei gruppi animalisti, ma capisco che se si è spinto per una certa idea politica legata all'immigrazione sia difficile dire che questo fatto è vergognoso, anche perché, forse, non unico. Mi auguro che nella cultura occidentale non accada mai di far passare un fatto così grave come normale e che chi la pensa come me non sia spaventato dall'obbligo del politically correct, ma continui con forza ad affermare che chi non si adegua al nostro modo di vivere ivi compreso il rispetto per gli animali, non merita il nostro rispetto.

Secondo lei la fame può giustificare quello che è successo a Campiglia Marittima?

Non penso che il gatto sia stato mangiato per fame. In Italia ci sono mille modi per avere un pasto gratis soprattutto per gli immigrati. Gli italiani vanno a processo per aver rubato al supermercato generi alimentari gli altri no.

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